Giovedì 4 luglio ritorno a Peniscola città dei Templari

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Al camping Vizmar (noi lo chiamiamo Vismara con gusto) ci fermiamo tre giorni per goderci bagni di mare, passeggiate, cucina, piscina. Si sta proprio bene qui e importante, ci siamo presi il tempo per visitare il castello costruito dai Cavalieri Templari. Nell’anno 718 Peniscola era controllata dagli arabi, poi nel 1233 subentrò re James I e in seguito re James II di Aragon fino a passare all’ordine dei Templari che appunto costruirono la loro fortezza. Visitando il castello all’interno sembra di vivere nell’epoca di Robin Hood, ancora in perfetto stato come i nostri castelli di Bellinzona, sul punto più alto della roccia il castello ha una vista mozzafiato e il nucleo ai suoi piedi pieno di viuzze assomiglia al paese di Montalcino. Qui abbiamo mangiato in un’osteria pittoresca dove il proprietario è stato molto ospitale e il cibo ottimo. Sangría a litri…

Non aggiungo altro, le foto raccontano il resto.

E questa foto cosa centra? Appunto, erano esposti nel negozio di souvenir…bizzarro. Non credo ne vendano molti, anzi sembrano essere lì da anni :)))

Organizzazione: le visite spesso si appesantiscono col caldo, la gente o la lingua straniera. Preparatevi leggendo le informazioni principali o la storia durante il viaggio, in aereo o treno per esempio, oppure anche scaricando app guide audio. Sarà una visita più coninvolgente!

Martedi 3 luglio Valencia in compagnia di nuovi amici

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Di nuovo alla fermata del bus, questa volta abbiamo controllato quando e dove prendere quello giusto per tornare. Accanto a noi una coppia con il loro cagnolino e indovinate un po’? Abbiamo cominciato a chiacchierare. Anche loro la prima volta a Valencia, si chiamano Lorella, Lino con il cagnolino Charlie. Sono italiani e sono proprietari del loro camper per il quale hanno alle spalle anni di viaggi e un sacco di posti visitati. È bello sentire Lorella raccontare dell’Africa, la Tailandia e il loro viaggio attuale. Sono diretti in Portogallo dove si incontreranno con la figlia che li raggiungerà da Berlino.

Decidiamo di visitare la città insieme, cominciando da un bar per la colazione e passando dalla Catedral de Santa Marìa de Valencia, in stile misto nel corso dei secoli dal romanico, gotico, rinascimentale, barocco e neoclassico.

C’è il museo della seta, il centro del commercio di una volta e il mercato coperto enorme con tante prelibatezze e prodotti freschi. Ho imparato a dire albahaca fresca, voglio dire, in italiano, tedesco, inglese e francese si assomiglia e non mi aspettavo un suono totalemente diverso per il basilico e dunque l’ho comprato per l’insalata di pomodori prevista a cena.

Per il pomeriggio ci siamo divisi dai nostri amici per visitare l’acquario di Calatrava (in un giorno sarebbe stato troppo). È il più grande acquario d’Europa, suddiviso in categorie di animali. Ci sono i tunnel di vetro in cui camminiamo mentre squali e razze fluttuano sopra le nostre teste, c’è lo show dei delfini e tanto tantissimo da scoprire. Questo posto è immenso!

Rientriamo, apero con cena e ultimo bicchiere di vino con Lorella e Lino per salutarli.

Questa è l’ultima tappa e piano piano bisogna organizzare il ritorno.

Domenica 1 e 2 luglio Valencia y Santiago Calatrava

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Arriviamo al campeggio Devesa Gardens, questo è grande, ha di tutto dalle piscine, campi da tennis, bar in ogni dove, città dei bambini, shops, ecc. Tutto troppo per me… Anche qui però il mare e spiaggia sono stupendi. Ci sistemiamo nella nostra particella, sembra una via periferica che si vedono nei film americani. Qui ci organizziamo: visita del museo della scienza e al rientro piscina e aperitivo. Arriviamo in centro a Valencia col bus numero 25 in circa 20 minuti. I bus sono spaziosi e molto puliti, ci sono dei posti a sedere di due colori, quelli verdi sono riservati agli anziani o chi con handicap. Sono 38 gradi, ci si scioglie ma stiamo benone appena entriamo nel museo. Visto da fuori è uno spettacolo di architettura e sembra di essere in una città futuristica di Star Treck Interprise. L’architetto è Santiago Calatrava e ho subito comprato la sua biografia per conoscerlo meglio. Si resta senza parole, andateci, vale la pena! All’interno c’è da perdersi come la scienza del resto ma c’è una sezione dedicata alla costruzione di tutto il progetto, passo per passo, storia, date, numeri, ne resto incancata. C’è ancora una struttura in fase di costruzione dedicata alla seconda parte dell’acquario. Quando siamo usciti ho cercato con gli occhi tra gli operai se per caso Calatrava si aggirava tra loro per controllare il cantiere, magari ci scappava un autografo sul libro….

Al rientro vedo il bus 25 e urlo: “Il nostro bus!” e tutti corriamo come matti come quando i miei figli sono stanchi e si lamentano in continuo, per farli affrettare all’auto urlo: “Chi arriva ultimo è pirla!” e funziona sempre. Saliamo sul bus ma ci mettiamo più di un’ora ad arrivare. Abbiamo preso il bus 25 sbagliato!

Sabato 30 giugno baywatch a Peniscola

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Qui ci fermiamo solo una notte per riposarci, il posto è turistico ma anche qui non affollato, spiagge grandi e pulite. Il camping si chiama Vizmar gestito a conduzione familiare, semplice ma piacevole e a piedi si arriva in cinque minuti in spiaggia. Mentre Paolo resta nel camper a prendersi cura di Gianluca per un mal di pancia io, Emmaluna e Nathan andiamo a prenderci un rinfresco al bar sul lungo mare. Una granita, un succo di pesca (tanto per cambiare) e un espresso con latte freddo, il tutto sempre nel mio spagnono base. Chi è di lingua madre spagnola, mi dice dove ho sbagliato? Quando ho chiesto caffè solo frío mi arriva un espresso con del ghiaccio, più grande della tazzina, separato nel bicchiere.

Sulla spiaggia ci avvicina il guardiaspiaggia che ci sente parlare in italiano, e ancora una volta veniamo scambiati per italiani, comincio così a chiacchierare con lui. Daniel ha trent’anni, spalle larghe e muscolose, abbronzato, veste calzoncini rossi e maglietta gialla fluo con scritto S.O.S. Lui è letteralmente scappato dall’Italia in aprile perché ha perso il lavoro e l’attesa di definire il governo italiano lo fa soffrire, gli è stato promesso che riavrà il suo posto come vigile del fuoco appena si calmano le acque. Lui salva vite, capite? Eppure non può lavorare, così per non stare con le mani in mano ha deciso di stare a Peniscola da un amico e appena lo chiamano tornerà in Italia. Faccio fatica a seguirlo nei suoi discorsi perché si esprime un po’ in dialetto calabrese e il resto in perfetto spagnolo ma mi dice che soffre molto di nostalgia e questo l’ho capito chiaramente. Daniel, mi ha fatto piacere conoscerti e ti faccio tantissimi auguri!

Peniscola e il camping Vizmar ci piace molto, infatti ci fermeremo anche al ritorno per visitarla con calma.

Venerdi 29 giugno Barcellona arriviamo

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È fisiologicamente istitintivo, appena mi sveglio per prima cosa devo fare “plin-plin”. Prendo la mia borsetta e mi dirigo spedita alle toilette. Ci sono quattro donne armate di secchio e spazzettone per i pavimenti che chiacchierano tra di loro ma appena mi vedono si zittiscono e mi guardano storto per aver rovinato il loro momento ricreativo. Non m’interessa, sono determinata e loro riprendono a chiacchierare, sembra di essere al mercato. A un certo punto mentre io faccio capo a tutta la concentrazione, da sotto la porta dove sono rinchiusa, spunta uno spazzettone che sta lavando il pavimento e quasi quasi anche i miei piedi. Non ci credo, lo hanno fatto davvero! Basta è troppo, andiamocene via da qui!

Siamo vicini al confine spagnolo, viaggiamo per poco più di un’ora e mezza per arrivare al camping Masnou, quindici minuti da Barcellona. Oddio! Siamo increduli, su internet il posto appariva paradisiaco ma nella realtà sembra di essere in un film di Tarantino, vecchio, sporco, la piscina enorme ma con soli 20 cm d’acqua e personaggi inquietanti. La prima reazione dopo lo choc è stata quella di ricordare ai ragazzi di non tuffarsi come hanno sempre fatto… Il ragazzo che ci ha accolti parla solo spagnolo ma alla fine siamo riusciti a capirci e a sistemarci con elettricità e tutto il resto. Mi guardo intorno, è veramente desolante. Incontro una signora anziana che tiene per mano la nipotina, è inglese e le chiedo come si trova, se si riesce a soggiornare decentemente insomma. Lei non comprende tutta la mia preoccupazione, le chiedo da quanto tempo si trova al camping Masnau. Da un mese e mezzo. Ok, se sono sopravvissute loro dunque non deve essere così tragica la situazione. La posizione è strategica perché si attraversa la strada e la ferrovia tramite un sottopassaggio e arriviamo dritti in spiaggia, immensa, fantastica, dalla sabbia chiara e fina, c’è un bar accogliente con poltroncine e tavolini in stile caraibico. Io e mio marito ci scambiamo uno sguardo d’intesa e gli dico: “Papi, ho bisogno di bere” . “Anch’io”  risponde lui.

Prendiamo posto, raccolgo le ordinazioni della famiglia e vado al bar: “Una cerveza, la más grande que hay, vino blanco muy frío, dos coca-cola y un jugo de melocotón por fovar”. Mi sono preparata con google traduttore dal momento che mia figlia si è fissata con il succo di pesca (sarebbe stato più facile tre coca-cola, no?), il tipo al bar mi dice l’importo da pagare, gli do la moneta e poi con accento napoletano mi dice: “Te lo porto io al tavolo, stai tranquilla”, mi sorride e gli rispondo: “Cheffffigura dimmm!”, avete presente Emilio Fede?

Il ragazzo del bar si chiama Roberto, ha lasciato l’Italia tre anni fa perché dice che non si vive più bene e dopo aver girato tutta la Spagna con la sua ragazza si è stabilito a Barcellona. Parla molto bene del suo paese adottivo, c’è più disciplina, poca delinquenza e si vive dignotosamente, inoltre il suo castigliano è perfetto. Gli chiedo come ha vissuto, e cosa ne pensa in realtà, la gente del posto sulla questione dell’indipendenza Catalana.  Un conto è avere notizie dal telegiornale, un conto è sentire direttamente le emozioni che questa gente trasmette. Grazie Roberto, è stato bello incontrarti.

Intanto i ragazzi si sono persi nel gioco sotterrami sulla spiaggia e si divertono da morire.

Ceniamo direttamente al bar e ritorniamo assonnati e stanchi nel Mostro per la notte.

Al mattino facciamo colazione al bar Masnou, il ragazzo tuttofare è molto simpatico e paziente. Mentre aspetto il mio caffè-latte conosco François, che è un fedele cliente francese con un il suo vecchio cane e Juan, un anziano signore del posto che mi racconta la storia ai tempi di Franco sulla prossima tappa, Péniscola. C’è anche un basilese accanto al nostro camper, mi guarda e gli dico “Guete Morge!” resta sorpreso, ci credeva italiani ma gli spieghiamo che il camper è noleggiato. Lui vive lì da un anno, è un artista e si gode la pensione dipingendo e vivendo alla giornata. Non ha tutti i torti quando penso al costo della vita in Svizzera per i pensionati tra cassa malati e altri oneri.

Con una scusa diciamo al boss del camping che dobbiamo anticipare la partenza di un giorno, “No hay problema” mi dice serio. Quando si dice che le varie razze di cani assomigliano all’uomo, ecco, lui assomiglia a un buldog. È basso e tarchiato con un’aria che ti fa pensare non-farmi-incazzare-o-te-ne-pentirai. Pago con la carta di credito ma questa s’inceppa nella macchinetta quando lui la infila. Si spazientisce e gli tira un cazzotto, allora cambia macchinetta ma questa volta la linea internet è lenta, quando finalmente la transazione è avvenuta, la macchinetta stampa la ricevuta ma la carta si esaurisce proprio a metà e il buldog esplode: “Puta de mierda!”. Ok, adios!

Organizzazione: meglio che ogni membro della famiglia abbia il proprio sacchettino per l’igiene personale: carta wc, spazzolino e dentifricio, sapone liquido, lavette. Per incremarsi, lenti a contatto, apparecchi odontotecnici, ecc. meglio farlo sul camper se non siete abituati a condividere le abluzioni mattutine con dei perfetti estranei.